Una cosa che non devi mai sottovalutare quando parli in pubblico, che sia davanti a due o a 100 persone, e in ogni tua presentazione, è il concetto di presenza autorevole. Che cosa intendo per presenza autorevole?

Forse non gli hai mai dato un nome ma sicuramente l’hai sperimentata almeno una volta, su di te o nei confronti di qualcun’altro.

In poche parole, la tua presenza diventa autorevole quando chi ti sta ascoltando, reputa credibile e stimabile quello che stai dicendo.

 

I tre pilastri della presenza autorevole sono:

  1. aspetto
  2. capacità di comunicazione
  3. gravità

 

   1. Aspetto

Un anno fa circa, ad un convegno molto partecipato e con diversi relatori è salita sul palco una bella donna, alta, con lunghi capelli neri e poi, tacco a spillo, mini gonna e camicetta bianca semi sbottonata. Ora, la signora ha cominciato a dire un sacco di cose interessanti e mi è parsa davvero preparata nel suo campo ma non sono riuscito a dare il giusto valore al suo intervento perché ho passato tutto il tempo a interrogarmi sul suo aspetto.

Il suo intervento su quel palco sarebbe stato uno dei più autorevoli se solo si fosse vestita in modo adeguato alla situazione. È inutile essere ipocriti: nelle occasioni formali, di lavoro, l’abito fa il monaco!

Ognuno può trovare il giusto modo di esprimere la propria personalità ed esaltare i suoi lati migliori, per dare un’immagine di sé autorevole e interessante. Se pensi di non riuscire da solo, puoi sempre rivolgerti a un professionista in grado di insegnarti a curare la tua immagine professionale ma non fare come la signora protagonista del mio racconto.

 

   2. Capacità di comunicazione

Questo aspetto è decisamente importante se vuoi rendere le tue presentazioni interessanti, memorabili e vincenti. Ma, come fai a sapere se la tua capacità di comunicazione è buona?

Uno dei presupposti più importanti della comunicazione efficace è questo: “Il significato della tua comunicazione è dato dalla risposta che ottieni”.

Il tuo pubblico si annoia? Guarda il telefono mentre parli, chiacchiera a lungo con il vicino di posto o si guarda intorno cercando un appiglio visivo per non addormentarsi? Non riesci a ottenere che i tuoi interlocutori compiano l’azione che desideri?

Se la risposta a una di queste domande è “sì”, è arrivato il momento che tu investa sulla tua comunicazione per migliorare i tuoi risultati e il tuo futuro.

 

   3. Gravità

Per gravità possiamo intendere lo spessore delle tue parole, il loro aspetto tattile, percepibile, concreto. E la gravità di un leader, o in generale di una persona autorevole, si misura anche da quanto, chi ascolta, si convince che quelle parole saranno presto trasformate in azione.


La presenza vocale

Esiste un quarto pilastro della presenza autorevole, che è il collegamento tra la tua capacità di comunicare e la gravità: è la “presenza vocale autorevole”.

Ti faccio un esempio: Come suona la tua voce durante uno speech? Quando stai presentando il tuo prodotto, la tua azienda o la tua idea, la tua voce rafforza il messaggio o lo indebolisce?

Lavoro con molte persone che vogliono prepararsi al meglio per le loro presentazioni e conferenze stampa: sono imprenditori, politici, liberi professionisti; dopo aver lavorato sui testi e sul linguaggio del corpo, la loro principale difficoltà rimane l’esposizione vocale che troppo spesso non è coerente con le parole scelte. Questo crea un serio problema di credibilità.

In un famoso studio del 1967, Albert Mehrabian ha scoperto che il tono di voce influisce per il 38% sulla percezione di sincerità e credibilità dell’interlocutore che si ha davanti. Il 7% di questa valutazione è basata sulle parole e il restante 55% sull’analisi dei segnali non verbali, come la postura, la mimica, il contatto visivo, ecc.

Quello che voleva dimostrare Mehrabian, non era certo che le parole contano solo per il 7% nella comunicazione ma che, se il tono di voce (il para verbale) e il non verbale, non sono coerenti con il messaggio verbale, cioè con le tue parole, il tuo messaggio rischia di non avere alcun senso per chi ti ascolta.

Quando mi preparo per una giornata di formazione in azienda o per una presentazione al cliente, lavoro allo stesso modo sul contenuto, sull’attenta selezione delle parole, sul mio linguaggio del corpo e sul tono della mia voce. Se durante la mia lezione o la mia presentazione, parlassi ai miei interlocutori come parlo a mia nipote, una meravigliosa bambina di 4 anni, secondo te, sarei credibile? La mia presenza sarebbe autorevole? Certamente no. Allo stesso modo, se quando gioco con mia nipote, usassi il tono e lo stile che ho in azienda o in aula, sicuramente lei penserebbe che lo zio non è poi così divertente.

Quello che devi imparare a fare, è dedicare all’esposizione del tuo messaggio la stessa attenzione che dedichi alla selezione delle parole, dei gesti da compiere, alla preparazione delle tue slide o delle tue brochure. Altrimenti, il tuo risultato sarà debole e potrebbe minare sia i tuoi obiettivi immediati, sia la tua immagine e la tua reputazione nel lungo termine.

Il fatto è che se vuoi essere autorevole, devi suonare come tale. Devi dimostrare di avere una presenza vocale autorevole.

 

Come acquisire la tua presenza vocale autorevole?

Un passo fondamentale per arrivare ad avere la giusta presenza vocale, consiste nella tua capacità di conoscere il tuo pubblico e di identificare, prima di aprire bocca, il tipo di persona da cui riceverebbe più volentieri il tuo messaggio. A questo punto, devi immaginare come parlerebbe quel tipo di persona e adeguare tono, volume, ritmo e velocità del tuo para verbale a quel modello.

Facciamo qualche esempio. Dal tuo dottore, ti aspetti solitamente un tono caldo, profondo, rassicurante. Ti sentiresti meno sicuro se, invece, parlasse come Rosa Russo Iervolino. Dal tuo personal trainer, vorresti un tono di voce energico, dinamico, squillante. Non credo otterresti gli stessi risultati se invece parlasse come Luciano Onder, lo storico giornalista di Medicina33.

Ora ti starai chiedendo come suona la tua voce e se puoi fare qualcosa per modificarla.

Luca Onder

 

Public speaking: imparare a controllare la voce

Siamo tutti nati con la voce che abbiamo o possiamo imparare a usarla nel modo migliore?

All’inizio della sua carriera politica, Margaret Thatcher fu apertamente derisa da molti dei suoi avversari con frasi del tipo: “Io penso che la Signora strilli troppo”, perché quando discuteva appassionatamente, in alcuni momenti, la sua voce diventava molto acuta e stridula.

Quando ha deciso di candidarsi a Primo Ministro, ha lavorato con un tutor del National Theatre che l’ha aiutata ad abbassare il tono di voce per sembrare più autorevole.

Devi sapere che la voce ha effetti sia cognitivi che emotivi sull’ascoltatore.  Per quanto riguarda l’aspetto cognitivo, quando impari a modulare il tono e a usarlo in modo strategico, aiuti il tuo ascoltatore a concentrarsi sulle parole e le parti più importanti del tuo messaggio.

Tutto questo rende l’elaborazione del tuo discorso pubblico più facile e aiuta i tuoi interlocutori a capire e ricordare meglio quello che hai detto.

Quando ascoltiamo un discorso, lo elaboriamo in quelle che vengono chiamate unità di tono o blocchi di tono. E iniziamo prima creando un modello di intonazione e ancorando ciò che ascoltiamo nei punti in cui ci sono i toni più alti. E poi, se necessario, permettiamo alla nostra immaginazione di riempire qualunque cosa ci sia nei punti con i toni più bassi.

Un esempio abbastanza comune è nei testi delle canzoni: ti è sicuramente capitato di intonare la tua canzone preferita e di renderti conto, all’improvviso, che stavi cantando le parole sbagliate.

Questo è il motivo per cui gli oratori più efficaci, quando parlano mettono in risalto le parole più importanti usando un tono più alto e facendo una pausa (a volte impercettibile) subito dopo averle pronunciate.

 

La tua voce e la prima impressione

Il tono di voce usato strategicamente, può avere, inoltre, una buona influenza sulla prima impressione che si forma di te chi ti incontra.

Come certo saprai, se hai mai fatto un corso di public speaking o di comunicazione e vendita efficace, fare una buona impressione è molto importante, soprattutto per la tua presenza autorevole. Come diceva Oscar Wilde: “Non c’è mai una seconda occasione per fare una prima buona impressione”.

Quante volte, dopo una breve presentazione, ti è capitato di dimenticare il nome della persona a cui hai appena stretto la mano?

Questo accade perché la maggior parte delle persone si presenta pronunciando male il proprio nome; lo lasciano cadere nel mezzo della frase come se non fosse importante; lo pronunciano, cioè, con un ritmo e un’intonazione che rende difficile capire cosa stanno dicendo.

Se voglio presentarmi bene e aiutare l’ascoltatore a ricordare il mio nome e dunque a ricordarsi di me, devo iniziare lasciando andare il tono della voce in alto sul nome e poi fare una piccola pausa prima di dire il cognome, abbassando gradualmente il tono.

Se sbagli il gioco delle variazioni di tono della tua voce puoi addirittura distogliere l’attenzione dell’ascoltatore da ciò che è più importante, e rendere più difficile per lui elaborare ciò che stai dicendo.

Capisci quanto è importante lavorare su questo aspetto?

 

Public speaking: la parte emotiva della voce

Per quanto riguarda gli effetti emotivi sull’ascoltatore, uno dei problemi più seri che può capitare, parlando in pubblico, è che la tua voce crei una risposta emotiva inconsciamente negativa. Quante persone conosci che “suonano” antipatiche o viceversa, immediatamente simpatiche?

Questo significa che non puoi farci niente o che devi imparare a recitare? No, devi sempre essere te stesso ma con lo studio e la pratica, puoi imparare ad avere il controllo della tua presenza vocale.

 

        La chiave è riconoscere quali parti della tua personalità devono brillare in un particolare momento e come trasmetterle attraverso la tua voce e il tuo stile.

 

Non si tratta di recitare ma di essere consapevoli e rispettosi dei diversi bisogni e aspettative del determinato pubblico con cui ci si confronta e di identificare, poi, quali parti della propria personalità lasciar passare e in che modo, al fine di garantire la giusta accoglienza del messaggio.

La dott.ssa Laura Sicola, autorevole studiosa americana della voce e del public speaking la chiama “voce prismatica”: come la luce bianca, passando attraverso un prisma, irrompe in tutti i colori dell’arcobaleno, quando la luce bianca della tua personalità passa attraverso il prisma di un public speaking, devi guardare tutti i colori che hai a disposizione, tutte le diverse parti della tua personalità e decidere quale evidenziare e come, per essere più efficace e appropriato per quel momento.

Gli oratori più efficaci, sono quelli che sembrano più naturali, in realtà, sono quelli che hanno studiato meglio e si sono esercitati più a fondo sulle meravigliose tecniche del public speaking. Con l’impegno e lo studio, anche tu puoi diventare un oratore di successo.

 

Ariele Filippo Bentivegna

 

 

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